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OCCHI PER TALIARE, Dal pensiero debole al pensiero svenuto, abbecedario del politicamente scorretto

10,00

Vito Lo Scrudato

“Cci vonnu occhi ppi taliari” è un’espressione siciliana che indica uno stato di meraviglia per qualcosa che si scopre molto bella, degna di ammirazione: il riferimento è alla Sicilia, ai suoi sguardi fisici ritratti da Gaetano Porcasi e alla bellezza di una cultura e di un’identità raccontata in un serrato e costante confronto con i grandi scrittori isolani del Novecento. Godersi però la sola bellezza non basta: occorre taliare (guardare), oltre che per ammirare, anche per penetrare i paesaggi e gli eventi della storia e i fattacci dell’attualità e magari ancora stupirsene.

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“Cci vonnu occhi ppi taliari” è un’espressione siciliana che indica uno stato di meraviglia per qualcosa che si scopre molto bella, degna di ammirazione: il riferimento è alla Sicilia, ai suoi sguardi fisici ritratti da Gaetano Porcasi e alla bellezza di una cultura e di un’identità raccontata in un serrato e costante confronto con i grandi scrittori isolani del Novecento. Godersi però la sola bellezza non basta: occorre taliare (guardare), oltre che per ammirare, anche per penetrare i paesaggi e gli eventi della storia e i fattacci dell’attualità e magari ancora stupirsene.

OCCHI PER TALIARE – Dal pensiero debole al pensiero svenuto è perciò soprattutto uno strumento per capire, per sapere guardare, per avvalersi della capacità di guardare di qualificati intellettuali siciliani in un confronto asciutto con la vita vissuta (gli errori, gli orrori), e con i colori della magia pittorica di Gaetano Porcasi. Il pittore di Partinico, coautore di questo volume, ha infatti ripreso in magistrali ritratti, con estro e poesia, gli sguardi dei grandi maitre à penser della nostra Isola nel momento in cui aguzzano la taliata, una taliata di onestà di indagine, una taliata che non si fa minchionare, una taliata acuta e tenace, una taliata in grado di rimuovere le mistificazioni e gli scenari di cartapesta eretti da imbroglioni al soldo di partiti e camerille e arrivare al punto, una taliata immune dalle bugie, finalmente una taliata di verità!

Il pensiero debole nella sua trasformazione in pensiero svenuto riferisce dell’attuale vistoso decisivo peggioramento della facoltà degli uomini alle nostre latitudini e nel nostro contesto culturale di capire chi siamo diventati, dove viviamo esattamente, a cosa stiamo lavorando, semplicemente cosa ci aspetta domani, oppure perché ci disperiamo, come ci relazioniamo con gli altri nel contesto sociale e nel contesto familiare e interpersonale, se la globalizzazione dissolverà anche le identità culturali, se siamo padroni del nostro destino o burattini nelle mani di loschi Mangiafuoco, in definitiva se siamo felici.

Il pensiero svenuto è un pensiero libero, fuori moda, politicamente scorretto, irriverente, divertito (speriamo anche divertente!), un po’ per i fatti suoi, anche grezzo e agricolo com’è il suo autore, forse opportuno ma certamente non opportunista, talvolta goliardico, tal’altra contrariato (senza il piglio moralistico dei forcaioli del potere giornalaio e del telepulpito), altre volte infine il pensiero svenuto è anche preoccupato e triste per le violenze degli uomini sugli uomini e per le mistificazioni e le bugie che su tali violenze vengono costruite ad arte.

 

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